di Rodolfo Ricci (*)

Come è noto, la misura più importante della manovra economica del governo è il “reddito di cittadinanza”, per il quale sono stati stanziati 7,1 miliardi di euro, (con una riduzione di quasi 2 miliardi rispetto alle previsioni iniziali). Di questi, oltre 1,1 miliardi andranno a potenziare i centri per l’impiego.

Delle 2.552.300 famiglie con ISEE-2016 inferiore a 9.000 Euro, che costituivano la potenziale platea dei beneficiari del “reddito di cittadinanza” nell’ipotesi iniziale, ben 1.316.900 erano residenti nelle 61 provincie del sud Italia (includendo in esse l’Abruzzo e le due provincie meridionali del Lazio, Latina e Frosinone). Si trattava di oltre il 51% del totale.

A distanza di 3 mesi, dopo la revisione della manovra economia, le stime sono adesso di una riduzione consistente della platea di beneficiari a circa 1,375 milioni di famiglie, che non superino i 9.360 Euro di situazione ISEE-2017. Il contributo medio per famiglia dovrebbe aggirarsi quindi intorno alle 369 Euro al mese. Non cambia, in linea di massima, la dislocazione territoriale percentuale dei beneficiari, con prevalenza del meridione.

Secondo l’Istat, la povertà assoluta in Italia colpisce più di 5 milioni di persone, alle quali vanno aggiunti 9,4 milioni di persone in povertà relativa.

I paletti per poter mantenere il contributo, prevedono tra molti altri requisiti, l’accettazione di devolvere 8 ore settimanali di lavoro sociale all’interno del Comune di residenza; poi l’accettazione di una prima offerta di lavoro congrua entro i 100 km di residenza; se essa non viene accettata, la offerta di lavoro nei successivi 6 mesi può essere entro un raggio di 250 km dal luogo di residenza; nel caso anch’essa non venga accettata, l’ultima e definitiva proposta di lavoro dal 12.mo mese in poi, può essere offerta su tutto il territorio nazionale. La mancata accettazione di quest’ultima proposta determina la sospensione del contributo.

Questa norma indurrà un’accentuazione della mobilità delle forze di lavoro sia a livello interregionale, sia, soprattutto, da sud verso il centro nord, poiché sono queste le aree dove si concentra l’offerta di lavoro.

Allo stesso tempo, è facilmente ipotizzabile un’ulteriore aumento del già consistente flusso di popolazione in età lavorativa dalle aree interne a quelle metropolitane, con conseguente aggravio della desertificazione sociale di molti borghi e piccole città.

In molti avevano salutato l’introduzione del reddito di cittadinanza come elemento ridistributivo e di riequilibrio; le regole della sua attribuzione rischiano invece di produrre, dal punto di vista dei territori, gli effetti opposti: “prima gli italiani!” si potrebbe tradurre con “prima le PMI del nord”, con parallela sostituzione dell’immigrazione con i flussi nostrani.

La sollecitazione di flussi di migrazione interna verso le grandi città e da sud verso il nord accelera e approfondisce gli enormi squlibrii già esistenti all’interno del paese e non ridurrà il flusso emigratorio verso l’estero: di fronte alla scelta se spostarsi, da single o con famiglia al seguito, da Crotone a Rovigo con uno stipendio veneto, può essere preferibile andare oltre e raggiungere la Germania con uno stipendio tedesco.

Al reddito di sudditanza può essere preferibile cambiare paese.

 

  • segretario Fiei – Federazione italiana emigrazione immigrazione

 

LA GRADUATORIA

Le famiglie con Isee ordinario fino a 9mila euro, potenziali beneficiarie del reddito di cittadinanza, e l’incidenza % sul totale delle famiglie residenti. (Fonte: elaborazione del Sole 24 Ore su dati “Il nuovo Isee. Rapporto di monitoraggio 2016”, ministero del Lavoro, e Istat)